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CENNI STORICI DI GALLIO E DELLE SUE
CHIESE
tratto dal libro "Gallio 1915-18
- Dramma di un paese" edito dall'Amministrazione Comunale
di Gallio
Di
tutto l'Altipiano dei Sette Comuni, Gallio è forse
il paese che gode la posizione più incantevole e varia.
Sorge ai piedi delle famose Melette, del Campo Mulo, dell'Ongara,
del Colombara e del troppo celebre Ortigara, calvario indimenticabile
e glorioso dei nostri Alpini. Ha di fronte il Sisemol e la
crivellata Val Bella. A mattino si sprofonda subito orribile
e bella la Val Frenzela, che precipita giù nella Val
Brenta; e su su si estendono ondulati e vari i monti di Foza,
i Colli Alti, Col Moschin, Col Berretta, l'Asolone; nello
sfondo del cielo azzurro ecco il baluardo d'Italia , ecco
il Grappa, su cui strisciano, s'avvolgono e girano strade,
viottoli e trincee, e su nell'alto troneggia potente la Vergine
Ausiliatrice, gloria d'Italia e difesa del mondo cristiano.
Ma togliamo lo sguardo da tutto questo incanto di bellezza,
e vogliamoci a sera; ecco un altro grandioso spettacolo; una
distesa leggermente inclinata, tappezzata di verdi prati e
cosparsa di case, ville e paesi: ecco in basso Asiago, capoluogo
e sotto-prefettura, e su su Cesuna, Canove, Conca; in fine
come corona di tante magnificenze di cui Dio ha voluto abbondare
in questo meraviglioso Altipiano, ecco l'altro baluardo d'Italia,
lo scosceso Pasubio, su cui i baldi giovani Vicentini han
voluto innalzare il Segno santo di nostra Redenzione, e da
cui si diramano le frastagliate catene delle Prealpi vicentine
e veronesi.
E Gallio è il vero centro di questro grandioso anfiteatro,
che dal Grappa al Pasubio misura la bellezza di 100 km. a
linea d'aria e da cui si può gustare, con un sol colpo
d'occhio, tanta meraviglia di creazione.
Gallio è destinato ad un bell'avvenire, ed è
per questo che i Galliesi han fatto risorgere il loro paese
bello ed elegante nei suoi nuovi fabbricati, grandioso nelle
sue scuole, nel suo Municipio e specialmente nelle sue ampie
strade, che vanno dagli alti monti fino alla bassa pianura.
Il centro più vicino è Asiago, da cui dista
3.800 m.. Conta 3.700 abit. compresa la frazione di Stoccareddo.
Misura una estensione di ettari 455.97.72 ed è posto
a 1.090 m. sul livello del mare.
Secondo alcuni scrittori Gallio deriva da Gazium o Gagium,
che nel medio evo significava selva; secondo altri da Ghell,
idolo pagano che si venerava sul colle Iochel, su cui sorge
la Chiesa.
Il suo nome compare nella storia la prima volta nel secolo
X e precisamente nel 917, quando Mons. Sibicone, Vescovo di
Padova, ebbe dall'imperatore Rodolfo di Borgogna in conferma
tutte le donazioni fatte da Berengario.
Viene nominato assieme con Asiago, Rotzo, Albaredo e Roana.
Viene pure ricordato nel 975 da Mons. Rodolfo, Vescovo di
Vicenza, il quale confermava al convento dei Ss. Felice e
Fortunato di Vicenza la montagna, detta Longara, nel territorio
di Gallio, così chiamata dagli Ungari, che nel 900
ivi sconfissero i Tedeschi.
Nel 1261 si tracciarono i confini fra Gallio, Asiago e Lusiana.
Nel 1388 Gallio apre la strada della Val Frenzela fino a Valstagna,
per facilitare la condotta del legname fino al Brenta. Nascono
liti fra i boscaioli di Gallio e gli abitanti di Foza e Valstagna.
Nel 1398 Bonzi Velo, governatore dei Sette Comuni, appiana
le gravi contese di Foza e Valstagna insorte contro Gallio
e specialmente contro gli abitanti di Val Ronchi, i quali
volevano la privativa della condotta dei legnami.
Nel 1508 bande nemiche tedesche (Massimiliano I, imperatore
contro la repubblica di Venezia) scorrazzano e depredano Gallio.
Nel 1762 (altri dicono nel Maggio 1766) un incendio spaventoso
distrugge totalmente la contrada centrale di Gallio con la
Chiesa. I vecchi dicono che nel detto incendio sia rimasta
illesa una sola casa, quella di Tura Domenico, in via Bellin,
nella facciata della quale stava dipinta l'immagine di S.
Bovo. Più di cento famiglie rimasero senza tetto, e
le stesse campane rimasero fuse, tranne una. In memoria del
triste avvenimento, sotto il soffitto della Chiesa rifatta,
leggevasi la seguente iscrizione:
KALENDIS MAJI
A. P. V.
1762
FORTUITO INCENDIO
ARSIT GALEUM
Dopo il 1766 la storia di Gallio
non registra altri importanti avvenimenti fino ai nostri giorni.
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