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I
Capitelli sono piccoli gioielli architettonici, semplici e
lineari, disseminati nelle contrade, nelle frazioni, in ogni
piccolo agglomerato di case e costituiscono una sorta di "itinerario
mariano e cristologico" inserito nell'ambiente soprattutto
rurale e voluto da una committenza sensibile ai risvolti religiosi
della comunità.
Chi li visita ha la sensazione di realizzare vere e proprie
"scoperte", circondati come sono dal fascino discreto
di un ambiente ancora intatto, seppure minacciato da tanti
fattori di una malintesa modernità.
Anche se spesso rovinati dal tempo, tali
espressioni dell'arte e della religiosità popolare
si ritrovano ovunque a ridosso delle abitazioni, ai crocicchi
delle strade, sulle piazzuole, attorno a cui si distendono
le case, i fienili, le stalle e le officine artigianali.
Queste costruzioni, quasi mai sorte per fatti casuali, corrispondono
sempre a bisogni individuali e collettivi. Dalla devozione
mariana a quella d'origine votiva, i capitelli hanno rappresentato
il bisogno dell'uomo di sentire vicino il proprio Dio, a cui
chiedere protezione e aiuto.
Anche a Gallio non esiste contrada o frazione
che non abbia il proprio capitello, espressione non solo di
una profonda e sincera religiosità, ma anche della
cultura e dell'unità delle singole comunità.
Spesso il capitello è stato costruito insieme da tutti
gli abitanti della contrada e, quindi, rappresenta un momento
esaltante di unità e concordia.
Una volta ultimato, è divenuto l'immagine dell'intera
contrada, il simbolo del suo lavoro, della sua religiosità,
testimonianza delle vicende, delle gioie e delle sofferenze
della gente. Attorno ad esso si riuniva la contrada tutta
nei momenti di preghiera, che erano anche momenti di comunità
viva.
Nel passato recente presso i capitelli
facevano tappa le Rogazioni, cioè quelle processioni
penitenziali che si svolgevano attraverso i campi agli inizi
della primavera per invocare la benedizione di Dio e dei Santi
sulle messi e la protezione contro la siccità. "A
peste, fame et bello
..a fulgure et tempestate,
libera nos Domine - dalla peste, dalla fame, dalla guerra
.dalla
folgore e dalla tempesta, liberaci, o Signore".
A partire dagli anni cinquanta del secolo
scorso i capitelli sono stati testimoni silenziosi dello spopolamento
delle nostre contrade: hanno visto allontanarsi uno ad uno
i loro abitanti, hanno visto lo spegnersi dei giochi chiassosi
dei bambini e il lento morire di tutte quelle attività
che avevano consentito la vita sui nostri monti e nelle nostre
valli; essi hanno assistito al lento esaurirsi delle tradizionali
ed antiche forme di associazionismo cooperativistico, che
avevano permesso alla gente di Gallio di resistere ad una
natura spesso avversa e di operare in concordia e solidarietà
nel "lento scorrere della vita, ritmato sul vasto respiro
dei boschi e dei prati e sull'avvicendarsi delle stagioni,
una vita oggi sconvolta dall'assalto delle grandi masse, dapprima
attratte dalla
villeggiatura estiva, poi prese dalla febbre dello sci, che
ha squarciato boschi secolari per farne piste, ha spianato
vallette per farne parcheggi, in malinconica attesa dell'assalto
domenicale dei forzati della velocità "( I. Cacciavillani
in "La proprietà collettiva nella montagna veneta
sotto la Serenissima"), ha spazzato via tradizioni antichissime,
frutto di una comunione profonda tra territorio e i suoi abitanti.
Gli anni '70 e '80 di questo nostro tempo sono stati testimoni
di un nuovo ripopolamento scandito dalle stagioni estive ed
invernali, testimoni di nuovi arrivi, che raramente hanno
manifestato e manifestano la fede sincera,anche se a volte
ingenua, degli "antichi abitatori".
Ecco, pertanto, che i capitelli sono da ritenersi monumenti
sacri, una pagina di storia , il ricordo di una tradizione
e di una cultura che costituiscono le radici della nostra
peculiare civiltà, di un patrimonio di valori che si
spera vivamente non vada completamente perduto, ma concorra
a vivificare ancora una volta la vita interiore degli uomini
di oggi e di domani.
In tempi, in cui tutto cambia rapidamente, in cui la fugacità
degli avvenimenti sembra non lasciare spazio alle piccole
memorie, quelle che parlano di povera gente e di eventi comuni
in luoghi comuni, la presenza dei capitelli sulla nostra terra
di Gallio non può rimanere lontana memoria, astratto
ricordo, ma deve continuare ad essere garanzia di un passato
vissuto nell'integrità dei momenti, sapendo cogliere
attraverso una fede vissuta quanto di prezioso non si potè
e non si può perdere nel cammino dell'esistenza.
Oggi si stenta a difendere il volto antico dei nostri borghi,
nonostante una rinnovata coscienza del fatto storico; il crescente
benessere minaccia d'intaccare anche l'autenticità
delle località più originali di Gallio assalite
da strade che hanno sfondato borgate classiche e rovinato
paesaggi non più rinnovabili; un malcelato gusto di
rinnovamento minaccia di distruggere irreversibilmente case
e manufatti antichi, come i capitelli.
Spetta a tutti noi salvaguardare dagli attacchi della cosiddetta
"civiltà dell'opulenza" queste espressioni
della pietà popolare, queste testimonianze comunitarie
di fede cristiana, che si elevano in tutte le contrade di
Gallio.
Da
un punto di vista meramente architettonico, i capitelli contano
su una struttura che sembra ripetersi all'infinito: una costruzione
in muratura, con tetto a due spioventi in lastroni di pietra
locale e sulla sommità spesso una croce di ferro battuto
infissa su acroterio di pietra lavorata a mano; una nicchia,
protetta da un cancello in ferro battuto, con cassettina per
le elemosine incorporata, con sullo sfondo la statua o un
affresco della Madonna Immacolata o del Rosario, oppure la
statua di Sant'Antonio di Padova o ancora più semplicemente
una croce.
LE CONTRADE E I LORO CAPITELLI
| Contrada
Xebo |
Capitello con
statua della Madonna
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| Contrada
Rotz |
Capitello con
crocifisso e piccola statua della Vergine
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| Contrada
Fontana |
Capitello con
statua della Vergine Immacolata
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| Contrada
Costa |
Capitello con
statua della Vergine del Rosario
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| Contrada
Ronchi Davanti |
Capitello con
statua della Vergine costruito nel 1965
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| Contrada
Ronchi di Dietro |
Capitello con
statua della Vergine del Caravaggio costruito nel 1945.
Assai significativo il pensiero scolpito nel marmo:"
I figli della tua valle che questo pegno d'amor riconoscente
alzarono accanto a Te viventi o per le vie del mondo
sparsi guida, proteggi e qui riconduci, o Madre"
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| Contrada
Lunardi |
Capitello con
statua della Madonna costruito nel 1930
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| Contrada
Marini |
Capitello con
statua della Madonna costruito nel 1930
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| Contrada
Perch |
Capitello con
statua della Vergine Immacolata
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| Contrada
Stellar |
Capitello con
statua del Sacro Cuore costruito nel 1995
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| Contrada
Bertigo |
Capitello dedicato
a Maria Ausiliatrice
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| Contrada
Fradarini |
Capitello con
Madonna dipinta costruito nel 1930
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Finco prof. Danillo
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