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Una
prima memoria di questa chiesa trovasi nella visita Vescovile
del 22 ottobre 1488; nella relativa cronistoria contenuta
nel Libro delle Visite Pastorali conservato nell'Archivio
della Curia Vescovile di Padova sotto la suddetta data leggesi
testualmente: "Reverendissimus dominus episcopus visitavit
Sacellum quondam positum in medio vie que est inter Foziam
et Galium in loco dicto le Ronche de Galio". (Trad. Il
Reverendissimo signor Vescovo visitò poi il Sacello
posto a metà strada tra Foza e Gallio nel sito chiamato
"i Ronchi di Gallio").
A far data del 1488 la chiesa, quindi, già esisteva,
ma non ci è dato di sapere quando fosse stata costruita
esattamente; resta certo, comunque, che detta chiesa era a
servizio liturgico degli abitanti della Contrada Schivi, Sambugari,
Campanella, Ronchi davanti (Zingar e Hausar) e Ronchi di dietro
(Dalla Bona, Marini, Lunari, Gianesini e Bonur), località
tutte aggregate sotto la denominazione di "Colonnello
di Ronchi".
E' opportuno a questo punto, prima di procedere con la storia
della chiesa di Campanella, chiarire alcuni aspetti legati
all'antica Contrada dei Ronchi, che alle origini sembra aver
costituito un Comune autonomo, indipendente dal Comune di
Gallio, così come oggi lo conosciamo.
Ronchi è un toponimo derivato dal verbo "roncare",
che significa "sboscare, pulire da alberi e cespugli
una data area per ridurla a coltura"; ciò induce
a supporre che il territorio, oggi occupato dagli insediamenti
umani dei Ronchi e di Gallio, fosse in origine una grande
boscaglia (gagium o selva, da cui il toponimo Gallio) ridotta
successivamente a pascolo e luogo abitato tra la Val Frenzela
e la Val Miela, che ospitò dapprima un insediamento
umano nella sua parte bassa, i Ronchi appunto, più
vicina alla pianura e di minore altitudine e poi la parte
più alta, dove oggi si trova appunto il paese di Gallio.
Secondo questa ipotesi la Comunità dei Ronchi, insediata
in località Schivi, Sambugari, Campanella, Ronchi di
Dietro e Ronchi Davanti, sarebbe la più antica e avrebbe
successivamente consentito la nascita di Gallio.
Gli antichi documenti parlano, infatti, del "Colmello
o Colonnello dei Ronchi" e del "Colmello o Colonnello
di Gallio" come due comunità distinte che in seguito,
sicuramente a partire dal secolo XVI, dopo controversie a
non finire relative ai confini e allo sfruttamento delle montagne
di Longara (pertinenza di Gallio) e di Meletta (pertinenza
dei Ronchi) andarono a formare dapprima una sorta di federazione
e poi un unico Comune.
Tornando,
dopo questa breve digressione, all'argomento principale, è
da ricordare come una seconda memoria della Chiesa della Campanella
risalga all'anno 1571, quando il Vescovo Nicolò Organetto,
recandosi a Foza, si fermò a visitare l'Oratorio di
Santa Maria Maddalena dei Ronchi, "che è detto
proprietà del Comune e degli uomini di Gallio ( i due
Colonnelli, quindi, superate le controversie, si erano uniti
in un unico Comune ndr.); è provvisto di una pala che
ha bisogno di essere restaurata e di un altare spoglio di
ogni ornamento". (Vedasi Storia della Federazione dei
7 Comuni Vicentini di Antonio Domenico Sartori).
Anche lo storico dell'arte, il bassanese Paolo Verci, narrando
del pittore Antonio Scajaro, accenna appunto a detta pala
d'altare e afferma "che ha bisogno di essere restaurata".
Tale pala era posta sopra l'altare e rappresentava "la
Santissima Triade in alto, e sul mezzo Maria Vergine da un
canto, e Santa Maria Maddalena dall'altro inginocchiate; e
al basso San Bartolomeo in mezzo a San Sebastiano e a San
Rocco". (Vedasi P:Gaetano Maccà)
La chiesa viene poi ricordata anche nella
visita pastorale effettuata il 13 luglio dell'anno 1579 dal
Vescovo Federico Cornelio, il quale, diretto a Foza, "visita
l'oratorio di Santa Maria Maddalena; avendolo trovato indecoroso,
comanda per iscritto di compiere i necessari restauri, proibendo
che nel frattempo vi si celebri la Messa".
Le indicazioni del Vescovo furono senz'altro accolte e la
chiesa venne restaurata e consolidata, apportandovi tutti
quei miglioramenti atti a renderla funzionale e idonea alle
funzioni liturgiche e alle assemblee del Colonnello dei Ronchi.
Ne è testimonianza il fatto che il canonico Nicolò
Galerio, delegato del vescovo di Padova, Cardinale Federico
Cornelio, per la visita generale della Diocesi il 27 settembre
del 1587 ebbe modo di visitare l'oratorio, che viene da allora
denominato "la chiesuola della campana", rilevandone
la funzionalità anche per le cerimonie liturgiche;
forse, afferma lo storico galliese don Antonio Domenico Sartori,
già a quel tempo il popolo indicava la località,
in cui sorgeva la chiesa, col nome di "Campanella".
Un successivo stato di abbandono o per
lo meno di trascuratezza viene rilevato durante la visita
pastorale del 30 agosto dell'anno 1602 dal Vescovo Mons. Marco
Cornelio, il quale, come si evince dal Libro delle Visite,
"si ferma alquanto alla Campanella per visitare la chiesa
campestre di Santa Maria Maddalena, dove si celebra la Messa
solo nel giorno della festa del Titolare; interdice l'uso
di alcuni paramenti e vasi sacri perché indecenti e
dà indirizzi pratici al custode Melchiorre Taiaro (sic!)
perché sia rinnovata la struttura della chiesa".
Gli indirizzi, i suggerimenti nonché
gli ordini vescovili non furono certo disattesi e il piccolo
oratorio fu nuovamente ristrutturato e risistemato tanto che
nel settembre del 1664 fu visitato da San Gregorio Barbarigo,
il quale lo trovò "in ordine" e con la celebrazione
settimanale della Messa.
L'Oratorio fu da allora sempre mantenuto
in buono stato così che il Cardinale Giovanni Francesco
Barbarigo durante la sua visita del 3 ottobre 1723 ebbe a
riconoscere esplicitamente nella relazione conservata nel
Libro delle Visite Pastorali che la chiesa di Santa Maria
Maddalena alla Campanella "era ben tenuta e provvista".
Passarono i decenni e la chiesa venne rimodernata
nella prima metà del secolo XIX ad opera dell'eremita
Fra' Giovanni Battista Casera di Agordo, ma, come tutte le
chiese dell'Altopiano anche quella dedicata a Santa Maria
Maddalena venne rasa al suolo dai bombardamenti della Prima
Guerra Mondiale.
I lavori della sua ricostruzione vennero comunque iniziati
il 31 luglio 1922 e portati a termine l'anno successivo, quando
fu benedetta e riconosciuta idonea alle funzioni religiose.
Oggi, nonostante le contrade che un tempo formavano il Colonnello
dei Ronchi si siano andate progressivamente spopolando sotto
la pressione di inevitabili richiami economici, la chiesetta
apre i suoi battenti tutte le domeniche per la celebrazione
della Messa, ma avrebbe bisogno di qualche radicale intervento
manutentorio perché sia resa più funzionale
e confacente allo scopo.
Già nel 1996 è stato rifatto il tetto, precedentemente
danneggiato e reso pericolante da infiltrazioni d'acqua, mentre
ora sono inderogabili i lavori di tinteggiatura delle pareti
interne, la realizzazione di un adeguato e moderno impianto
di riscaldamento e il rinnovo di tutto l'arredo.
Finco prof. Danillo
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